Wabi-Sabi: guida all'estetica essenziale


Il Giappone ha sempre esercitato grandissimo fascino su di noi occidentali, e su di me in particolare. Paese in cui convivono spesso grandi contraddizioni, in cui però mai è stata abbandonata la base della cultura che da sempre lo ha reso uno stato affascinante per tutto il resto del mondo.

Il design, così come il cibo, può avvicinare culture diverse, conoscendone i principi cardine e spiegandoli attraverso oggetti e materiali.

Uno di questi principi della mentalità nipponica è proprio il concetto di wabi-sabi, che si può anche riassumere con "la poetica dell'imperfezione". Vediamo insieme cosa significa e come può essere interessante e stimolante coglierne le sfumature per applicare alcuni aspetti e rifletterli anche nelle case che abitiamo.

La parola "wabi" spiega la sensazione di solitudine all'interno della natura e anche la percezione della bellezza di ciò che è imperfetto. Mentre la parola "sabi" significa cogliere la bellezza del tempo che passa.

Per spiegarlo bene: apprezzare la bellezza di un fiore reciso nella propria stanza, in un vaso, anche e soprattutto per via della sua inevitabile breve esistenza.


Il concetto di wabi-sabi richiama a sé moltissimi significati e quindi anche predilezioni precise, che qui io declino nell'ambito dell'arredamento:

- scelta di forme e composizioni asimmetriche

- semplicità e modestia, decoro nei colori e nelle forme

- scelta di materiali naturali, che decadono seguendo l'azione della natura su di essi (come il legno)

- materiali sobri, grezzi (ad esempio il lino)

- oggetti dalle linee e forme essenziali, incompiute

- oggetti vissuti nel tempo, con una patina gradevole di storia alle spalle (come le famose tazze in ceramica giapponesi, opache, lisce, di forma non precisa e "standardizzata" poiché fatte a mano).

Si tratta, come vedete, di una poetica sottile e raffinata, in cui la scelta dell'imperfezione vuole in un certo modo condurre alla libertà. Libertà di non dover seguire mode ogni mese, libertà di seguire gesti lenti e ponderati piuttosto che frenetica routine, libertà nell'apprezzare materiali naturali e sfaccettati, con venature e lavorazioni uniche, in cui il fatto a mano lascia qualcosa di sé a chi acquista.

La casa diventa, in questo modo: essenziale, resa viva dai toni della natura e da tinte calde e morbide (beige, avorio, nocciola, grigio), decorata con oggetti fortemente legati al mondo naturale e imperfetti con un passato e una storia speciale da ricordare (una ceramica lavorata a mano, una tovaglia in lino con una grana materica).

Gli arredi vanno scelti poco decorati, essenziali, in toni neutri.

Wabi-sabi significa quindi apprezzare le cose che seguono il loro ordine naturale e che si impreziosiscono nel corso della loro permanenza nella vita di chi ne usufruisce.

Significa assecondare i ritmi naturali, apprezzare una piccola imperfezione in un vaso, la pacatezza delle cose discrete e misurate, che sanno essere raffinate.

Wabi-sabi: una semplicità apparente. Chi non si è mai sentito dire che le cose semplici sono le più difficili da ottenere? E' così infatti, stupire con pochi elementi è molto difficile, ma è alla base di una casa raffinata che sa giocare con una discrezione essenziale di giusti arredi e tonalità.


Abbracciare una poetica di essenzialità parte innanzitutto da dentro: scegliere di liberarsi dal superfluo, ritagliarsi tempo in contatto con la natura e apprezzare il ritmo stagionale che passa e godere le gioie che ogni attimo regala (sole estivo, neve e ghiaccio invernali, fioriture primaverili e foglie gialle autunnali). Tutto questo scegliendo di abitare in una casa che rifletta i colori della natura e i materiali che ne rivelano le potenzialità senza occultarle.



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